italian tales

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Alta Qualità
ECCELLENZA MADE IN ITALY

L’esperienza e le relazioni dirette con i fornitori consentono un approvvigionamento selezionato presso l’allevamento di origine. La qualità dei pellami viene in questo modo garantita al top di gamma.
Importiamo le migliori pelli disponibili nel mercato nel rigoroso rispetto delle norme vigenti in materia di rispetto Ambientale, Etica e Sicurezza del lavoro.
Tutte le fasi di lavorazione sono rigorosamente eseguite in Italia da artigiani altamente qualificati. La partnership con una delle più importanti concerie di rettili offre maggiore garanzia sulla qualità dei prodotti e consegne tempestive. Un’organizzazione diretta che supervisiona, controlla, gestisce ogni passaggio produttivo: dalla selezione degli allevamenti d’origine alle nobilitazioni e finiture, passando per tutte le fasi di lavorazione intermedie. La consegna al cliente viene effettuata soltanto dopo un attento controllo qualità e l'idoneità ai test chimici e fisici richiesti dalle norme vigenti (norme REACH).

RUGS Edition

Rugs Edition, I tappeti d’arte custom made…

…e l’eterno incontro fra Oriente e Occidente

Tappeti che prendono forma nodo per nodo, senza seguire uno schema preordinato. Come l’artista dipinge il quadro che ha nel suo immaginario visivo e sensoriale, anche gli artefici di Rugs Edition materializzano un’opera dell’ingegno, oltre che delle mani. Per questo si chiamano tappeti artistici: non sono semplicemente artigianali, sono pezzi non replicabili. E nascono da una simbiosi affascinante: la naturale attitudine italiana per la bellezza e la fascinazione per i tappeti orientali che i fondatori hanno  maturato girando per l’altopiano dell’Anatolia orientale, dell’Azerbaijan, del Caucaso, dell’Iran, addirittura dell’Afghanistan prima dell’invasione russa. Luoghi dove il tappeto ha la funzione che in occidente riveste una sedia e nasce da materie nobili, grezze. I Natali vissuti in una famiglia di mercanti d’arte con lo sguardo rivolto a Est hanno spinto per dna, per vocazione, le generazioni successive ad andare nella stessa direzione. Tappeti come affreschi, come acquerelli. Damasco e stone, bamboo silk e indo nepalesi. Perfetti persino nella semplicità meravigliosa di una lana tessuta anche in ordito come è d’uso presso i pastori nomadi dell’Anatolia che creano i loro tappeti quando svernano e che il signor Franco, una delle due anime dell’azienda, va a trovare come l’alchimista sulle orme di un tesoro. Da questa commistione fra storia, arte, istinto, mani che si muovono veloci, sono nati i tappeti commissionati da papa Ratzinger, dal cardinale Bertone e altre eminenze Vaticane. Ma altresíi tappeti ispirati al Rinascimento francese, a quella Savonnerie che era la più prestigiosa manifattura europea di tappeti annodati con circa novanta nodi per pollice quadrato, caratterizzati spesso da spianate di fiori e da fogliame frondoso, da stemmi e da medaglioni incorniciati. Ognuno nasce a misura del committente, perché sia totalmente -e unicamente- suo.

MARZIA BOLLANI

Affascinata dall’arte e da tutto ciò che da spazio alla sua fantasia, inizia a dipingere negli anni '90. Frequenta a Pavia un corso per acquisire le tecniche pittoriche ad olio e partecipa nel 2000 alla sua prima collettiva alla Galleria Broletto di Pavia. Alla Fornace Curti di Milano, studia insieme ai maestri Roberto Bùrnet e Marisa Vanetti. E’ il periodo dei figurativi, sui quali si esprime positivamente la critica del Professor John T. Spike, Direttore della Biennale di Firenze:

“For Marzia Bollani the femminine instinct is not soft or delicate. Her painting represent her original toughts about the force and depth of women’s emotions. Some times beautiful, sometimes mysterious, but always strong.” Processo inevitabile evolutivo, abbandona la figura, la forma e lascia spazio al gesto, al colore che si stende quasi irrazionalmente sul supporto della tela, portando alla piena dissoluzione della corporeità prima cosi ’ impregnante di suggestioni. Ora, colore gesto luce e amore in senso totalizzante.

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FRANCESCA PINCIROLI

Un “cavallo pazzo” come specchio del mondo

Crazy, nell’accezione più positiva che esista. Creativo, libero, non conforme ai luoghi comuni. Crazy horse, il cavallino “pazzo” e artistico di Francesca Pinciroli è un’estensione della personalità. Un codice esistenziale che si trasforma seguendo il fluire della fantasia e dell’ispirazione: talora punk, a volte new romantic, minimalista, prezioso, pop. “Ogni volta che ne vendo uno saluto una parte di me” dice l’artefice, che lo ha ideato come si crea un archetipo. Stilizzandolo a due zampe, con l’arco a volta della pancia modulato sulla forma di un barattolo vuoto di vernice, casualmente, mentre lo stava lavorando. “È uscito dalla mia anima prima che dal cuore e dalla fantasia”. È uscito, aggiungeremmo noi, dalla capacità creativa di una mosaicista che alle spalle ha l’Accademia di Belle Arti e un flusso di bellezza che le scorre nel sangue. Ogni cavallino è unico, realizzato di base  con argilla refrattaria bianca (qualche volta rossa) per accogliere qualsiasi tipo di colore in modo puro, cotto in forno a 980 gradi, smaltato e poi rimesso in forno per essere pronto ad affrontare il mondo.

Ed è lì, sul colore, sul decoro della criniera, che nasce “cavallo pazzo”. Perché a definirne la natura vengono chiamate le cristalline colorate, i colori a spruzzo, le tessere di mosaico, la madreperla, le pietre dure, persino la foglia d’oro. La sua genesi è stata punk, con borchie al posto della criniera e coda rock. Messo a confronto con quello  da rivista teatrale, con piumaggi e piccole sfere di quarzite, rende quella visione del mondo che l’arte sa frammentare il mille rivoli, tutti con la loro razionale, folle, lucida spiegazione che affonda nei meandri dell’estro e dell’inconscio. Come se da un territorio vergine nascesse ogni volta un paesaggio diverso. Uguali nella genesi, creati con due valve di gesso con il calco della forma che viene riempito di argilla. Quando l’archetipo esce dal suo guscio, è pronto per prendere le sembianze che più corrispondono all’anima dell’artefice in quel momento. Può scegliere il nitore della madreperla, il vigore di una borchia, il colore intenso del lapislazzulo, l’ironia di una piuma, la lucidità dello smalto. Può abdicare alla coda come l’esemplare in foglia d’oro, con la smaltatura azzurra sulle zampe. Come ogni oggetto d’arte, dice tanto dell’anima di chi lo fa ma ancora di più rivela il mondo interiore di chi lo sceglie.

BEDDING ATELIER

I DIVANI SARTORIALI DI BEDDING ATELIER

Fra Sottsass, gli architetti inglesi e l’amore per il cliente

Fabrizio Bugiani ha iniziato a occuparsi di divani quando l’Europa aveva ancora dogane e frontiere. Ma essendo nato da un padre sarto e suonatore di clarinetto, metro e poesia erano parte della sua forma mentis. Per questo la sua azienda non ha mai realizzato nulla che fosse ordinario. Dal Tappeto volante concepito con Ettore Sottsass, di cui furono vendute solo poche centinaia di esemplari ma che passò alla storia per originalità e irriverenza, al capitonné che in luogo del crine usava la gomma; dalle poltrone simili a quelle della Regina d’Olanda ma concepite a dondolo al modello Zana di Carlo de Carli, recentemente riportato al Salone del Mobile. “De Carli mi citava sempre la meravigliosa teoria del non finito – ricorda Bugiani- diceva che devi fare qualcosa dove il cliente possa mettere le mani e chiudere l’opera con un tocco personale o non la sentirà mai completamente sua. Si mise a costruire i divani con le sue mani, lí in azienda, sapeva comporne ogni parte e soprattutto sapeva ascoltare il committente”. E così, dopo le prodezze di architetti inglesi come la poltron Peckham di Charles e Jane Dillon, dopo i lavori in Triennale, dopo icone nazionali come Andrea Branzi e Clino Castelli, Fabrizio Bugiani ha iniziato a cimentarsi come artefice dei propri prodotti sulla base di un’esperienza oceanica e di una convinzione ferrea: che vince chi ascolta il mercato e le sue reali esigenze. Da quella determinazione creativa nacquero le idee per materiali nuovi, per quel Dacron che ancora costituiva un nome sconosciuto in periodi che vedevano protagonista il crine. La specializzazione estrema è stata il viatico che ha portato a concepire strutture per yacht di oltre 100 metri, capaci di passare da una porta per poi essere rimontate con estrema facilità una volta varcata la soglia. La galleria dei tessuti è la vera anima di Bedding Atelier perché è il che il cliente compie un vero atto di fantasia, guidato dalla perfezione delle forme.

HEBANON

L’evoluzione del legno trasformato in arte Alberi,  mani e  tecnologia digitale : i segreti di Hebanon

Palissandro, rio, bois de violette: oltre 50 tipi di legno archiviati, invecchiati per un decennio e poi lavorati come mosaici, intarsi, sculture, pannelli, seguendo i codici di una tecnica che risale al Regno delle due Sicilie. Ma che ha preso le migliori prassi dell’ebanisteria per innestarle su un tessuto fatto di tecnologia digitale, un parco macchine di 10.000 metri quadri. La famiglia Basile si dedica all’ebanisteria  dal 1830. Ciò significa che ha un archivio di essenze esotiche provenienti da tutto il mondo, segue  prassi come ascoltare il suono emesso dal legno con un martelletto  seguendo gli insegnamenti degli antichi maestri e li riporta  sulla tecnologia attuale per dare vita a mobili con un guizzo contemporaneo.  Hebanon ha preso i segreti dell’arte ebanista e li ha arricchiti, rendendoli contemporanei. Gli arredi sono “chiavi in mano” e ogni oggetto  si traduce in esperienza visiva, tattile, sensoriale grazie a due cose: le mani degli esperti e tecnologie in 3d, la possibilità di utilizzare tutti i colori Ral e 1500 colori NCS.

Coralli, pietre dure, corno, madreperla, Corian, Fenix, Krillon, Pietra Sottile: l’alchimia materica è infinita. In sostanza cosa fa un ebanista? Crea una piccola opera d’arte dentro un mobile! Hebanon è un’ebanisteria tecnologica, rispettosa dell’ambiente, con una storia che la ha portata a costruire le carrozze della prima ferrovia d'Italia nel 1836, il restauro degli oggetti lignei del Santuario di Pompei e delle sedute del Teatro San Carlo di Napoli, l'arredamento di molte ville della nobiltà italiana. Ora, è in grado di creare un living differente dal consueto.  “Non semplici arredi ma ancore, opere d’arte in cui immergersi ed in cui identificarsi, aggrapparsi e ripararsi per rendere la propria vita più serena e confortevole: un luogo in cui dire "questa è la mia casa".

PRANDINA

Le nanotecnologie e l’arte del vetro

Così, nascono le lampade metafisiche di Prandina

 

Anime di cristallo che sembrano sospese nel vuoto, irradiate da una luce densa e opalina, vibrante eppure soffusa.  La Diver di Prandina sembra un cilindro che ospita piccoli stantuffi luminosi. All’esterno il cristallo custodisce, all’interno il vetro soffiato opalino diffonde la luce, seguendo il concetto di design creato dai designer belgi  Serge e Robert Cornelissen. Prandina è arte, tecnologia e design. Insieme. Riflette l’anima del suo fondatore, Sergio Prandina, artista, visionario, capace di prendere la tradizione del vetro soffiato tipica del Veneto e modernizzarla completamente, mantenendo la sua magia ma innestandola  in oggetti profondamente contemporanei. Dove il vetro gioca con il metallo, anch’esso rimodulato con le cromature, con le galvaniche d’ottone, con il minimalismo del nero e del bianco opaco. Così nascono la Gong, il cui vetro è soffiato a bocca, inciso a mano e “metallizzato” grazie a una tecnologia detta sputtering, utilizzata anche nell’automotive, dove una sorta di polverizzazione catodica deposita le particelle energetiche sulla superficie sotto forma di ioni. L’effetto è quello di avere un cristallo colorato eppure semi trasparente, che copre ma ti consente di vedere all’interno. Anche Luisa, concepita dallo studio Gauzak di Barcellona ospita nell’anima di vetro soffiato dalla geometria inconfondibile il metallo in diversi gradienti: bianco per fondersi con il cristallo glossy, ottone per creare contrasto con la brunitura metallizzata e via così, in un mondo dove ogni parte si fonde armoniosamente con l’altra. Qui si uniscono  i processi più radicati dell’artigianato con il pragmatismo di un’industria che esporta in oltre 50 paesi del mondo e lavora con catene quali Hilton, Marriott, Radisson, con grandi banche e multinazionali. A capo dell’ufficio tecnico c’è Marco Prandina, figlio di Sergio. L’effetto, entrando nel mondo Prandina, è quello di un “sogno funzionale”. Ben espresso dalla Bima, lampada da parete con struttura metallica e innesto per chiavetta Usb progettata da Filippo Protasoni.

 

 

ATHISON

Cuoio, rame, jacquard a 1056 fili

La magia degli intrecci nelle borse di Athison

Il cuoio tinto ad acqua, totalmente in vegetale.  Il filo di rame duttile e persistente.

Insieme, con una tecnica di intreccio che nasce nel 1913 e sperimenta ogni tipologia di pattern grazie a decine di telai customizzati, sparsi su 8.000 metri quadri di impianti produttivi.

La borse di Athison vengono da lontano.

Totally made in Italy, qui non è un modo di dire. Significa un secolo di manifattura che parte dalle corde per le navi, passa per le stringhe, converge sulla prima cintura al mondo in cuoio intrecciato a macchina e prosegue fino ad arrivare al glamour. L’identità di Athison è nei  pannelli intrecciati, dove il binario dei blu, dei marroni bruciati, dei nero lavagna  con le sfumature che virano insieme alla consistenza diversa delle pelli incontra il guizzo degli arancio, dei cerulei, dei giallo mango, dei mattone. Intorno ad essi, si sviluppano bag iconiche dove gli accostamenti cromatici definiscono uno stile preciso: gli arancio vividi sposano i burro, i mango chiamano i ruggine, blu cobalto e verde salvia trovano un’intesa unica, nero e grigio perla si amano da sempre. Un glamour sostenibile, visto che ogni processo di lavorazione è condotto in modo verticale, con attenzione estrema all’impatto ambientale.

I cotoni vengono cerati con l’amido, il cuoio tinto ad acqua con le relative “imperfezioni” e sfumature della pelle, le pelli conciate al vegetale in tannino, senza alcuna sostanza chimica.

Dopo una lunga esperienza al servizio delle principali griffes mondiali, per cui l’azienda titolare del marchio –Manifattura di Domodossola- ha ideato migliaia di intrecci nei  materiali più disparati e con l’apporto di macchinari customizzati dal titolare Giuseppe Polli,  nasce Athison. La possibilità espressiva dei pannelli è pressoché infinita, a partire dagli jacquard a 1056 fili la cui preparazione richiede un giorno intero di lavoro manuale.  Quelli dei secchielli in collezione sono in jeans e lana, utilizzati sia nella parte “dritta” sia a rovescio. Tracolle rigide e  due manici con le ali laterali, battezzte con i nomi di città o luoghi rappresentativi dell’Italia (Venezia, Capri, Siena, Cortina).

L’ultima nata è Stresa: un modello Belle Epoque che si ispira alle pochette ovali, con intarsi che si accoppiano alle pelli in cromatismi come rosa pallido e melanzana, bianco e salvia, mango e blu, arancio vivo e mattone.  Completano la linea borsoni da viaggio e grandi shopping bag in cui l’intreccio rivela tutta la capacità manifatturiera maturata in un secolo di storia. Segno distintivo di Athison, è un simbolo Walser che tratteggia una specie di 4 con doppio tratto orizzontale, posto su uno dei piedini d’appoggio e alla base dei manici: risale al 1400 e veniva utilizzato con scopo benaugurale, per allontanare le energie negative.

Final destination art.

È una mattina gelida dei primi giorni invernali, al “ Il Salotto di Milano” location prestigiosa dedicata al lusso, incontriamo Leinuo Zhang, cinese di origine ma ormai cittadino italiano, anzi per essere precisi, milanese doc. Vestito con un kimono della collezione “ Alta Sartoria Dolce&Gabbana “e accompagnato da uno dei suoi fedelissimi e inseparabili amici, un Chihuahua legato ad un guinzaglio di visone della collezione luxury dog, da lui personalmente creata.

Leinuo, ha una grande passione per l’arte, soprattutto quella africana, che ritiene la più interessante, perché antica e incontaminata, quella che secondo lui ha influenzato in modo importante tutte le altre forme artistiche, per questo non perde occasione di partecipare ad aste di Sotheby’s e Christie’s, per aggiudicarsi in esclusiva le opere più particolari, alla ricerca spasmodica dell’unicità e del bello in tutte le sue sfaccettature, Leinuo dedica tutto il suo preziosissimo tempo a dare forma alla sua creatività. Cresciuto in una famiglia di grandissime tradizioni culturali e artistiche, questa per passione colleziona antichità cinesi e capolavori dell’arte contemporanea come Picasso e altri artisti della stessa rilevanza, questo gli ha permesso imparare ad apprezzare l’arte e riconoscerne il valore più profondo.
Si occupa anche di Interior Design, arredando case, castelli e ville d’epoca, oltre ad avere una naturale propensione al buon gusto, nutre una particolare passione per il mobile antico, che miscela negli arredi con quello moderno e di design, creando una fluidità ed equilibrio di ambienti che rispecchiano il suo gran talento nel interpretare una visione del tutto personale di un lusso unico. Moda, design e arte  sono le passioni che guidano il suo modus vivendi, la sua visione del lusso, di come questo debba essere adattato e vissuto, più di un influencer, più di un addetto ai lavori e più di un trend setter. Leinuo ha fatto delle proprie passioni una professione, uno vero stile di vita, che interpreta magistralmente, questa sua naturale propensione al bello, viene proiettata anche nella cura della mente, nutrendola con letture di ogni genere, spaziando dai capolavoriletterari, ai giornali di moda, dedicando altresì anche buona parte del suo tempo libero, alla cura del corpo allenandosi quotidianamente in palestra.

Leinuo è stato capace di mantenere la propria rigorosa filosofia della tradizione cinese e saperla adattare a quella italo/europea, il suo vivere a Milano lo ha aiutato ad integrarsi e a primeggiare in una società fortemente competitiva e veloce, facendo di lui un uomo di successo, con una visione del lusso e della bellezza del tutto unica. Il primo catalogo d’arte contemporanea immersivo; Leonardo in versione pop su diffusori acustici così sottili da essere unici al mondo. Queste e tante altre meraviglie del made in Italy, raccontate dalla lente di approfondimento del nostro luxury-blog.

La potenza del colore e il corno in versione pop

(Pop Horn e Color Power by Federica Rettore)

Vieni, ti racconto una storia. Anzi, te la raccontano le grandi tanzaniti viola imbrigliate da reticoli d’oro che si intersecano come tralci di vite. Le perle mabé catturate dalla consistenza sabbiosa di un riccio di mare dorato. I petali di corno da cui scaturiscono pistilli di diamanti brown, taglio riso.

Ogni pezzo di Federica Rettore è un viaggio, che segue la rotta della fantasia ma si muove sul binario di una tecnica perfetta. Scultura presso NABA, sviluppata in ogetti di grandi dimensioni prima di passare alla minuzia della gioielleria con Davide de Paoli e Misani.

Ma come si può disegnare un gioiello se non si conosce ogni singolo passaggio della sua genesi?

Federica li scandisce tutti: prima infilatura, poi pulitura, lavorazioni a cera persa, iter al banchetto, fusioni, per un totale di due anni. Infine, arriva anche a dirigere l’ufficio stile della gioielleria di Gucci, prima di imboccare definitivamente la sua via. A quel punto, dopo aver valicato ogni passo della filiera, scaturisce la vena creativa che attinge dalla natura, dall’esoterismo, dalla magia della materia interpretata unendo il pregio di diamanti, smeraldi, pietre dure purissime, oro a elementi meno consueti come corno, diaspro, resine, titanio, acciaio. Un’arte che entra subito nelle corde degli americani, aprendo le porte di department stores come Barney’s, Bergdorf Goodman, Neiman Marcus e di independent presenti nelle città più importanti e Resort quali Amareès, Marissacollections, Maxfield.

Le sue collezioni sono atipiche, lasciano emergere in toto la purezza del colore che predilige l’impatto spirituale ed energetico dei blu e degli smeraldo, capaci di  attivare i chakra legati al cuore e al respiro oltre la comunicazione. La cultura profonda della gioielleria emerge in pezzi di ricerca come le doublette o triplette anni Quaranta che si lasciano contaminare dall’oro rosa 18k inserito all’interno; dalle fasce di smeraldini briolé che convergono verso un ciondolo  sostenuto da un piccolo traliccio duttile di titanio fiammato; nei bracciali di corno ispirati a disegni di Cartier, che costruiscono binari di quarzo milky e madreperla capaci di irradiare luce con la complicità dell’oro. Un’alchimia, distillata su una base di conoscenza profonda. Con una vocazione sperimentale che nasce dalla curiosità, dalla passione e rispetto per la natura.

Un esempio? I bracciali PopHorn, fatti da piccole tessere policrome create con gli sfridi di materiali e interrotti, ogni tanto, da anse d’oro. Leggerezza e densità si alternano, lasciando emergere le tormaline watermelon, i citrini purissimi, i verdi intensi e i blu profondi. Gioielli per l’anima, li chiama Federica. Con la capacità di donare, oltre alla bellezza, energia benefica.

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RUGS EDITION

custom-made art carpets…

…and the eternal encounter between the Orient and the West

We’re talking about carpets that take shape knot after knot without following a predefined scheme. Like artists create paintings that they have in their visual and sensorial imagination, Rugs Edition manufacturers develop both a conceptual and authentic craftsmanship work of art. This is the reason why they are called artistic carpets: they are not simply artisanal; they are non-replicable items. They are born from a fascinating symbiosis: the natural Italian attitude for beauty and the fascination for oriental carpets that the founders have acquired whilst traveling across the Anatolian Highlands, Azerbaijan, the Caucasus, Iran and even Afghanistan before the Russian invasion. These are all places where carpets possess the same function that a chair has in the West and are born from noble and raw materials. The Natali, who were born in a family of art merchants with an eye for the East, have pushed their subsequent generations into the same direction both for a matter of DNA and professional vocation. Carpets like frescoes and watercolours. Damasco and stone, bamboo silk and Indo-Nepalese carpets. They are perfect even with the incredible simplicity of a warp-woven wool as is customary among the nomad shepherds of Anatolia, who create their carpets during the winter months and who are visited by Mr. Franco – one of the two pillars of the company – like an alchemist who searches for treasures.

From this blend of history, art, instinct and fast-moving hands, we witness the birth of carpets commissioned by Pope Ratzinger, Cardinal Bertone and other Vatican eminences. There are also carpets inspired by the French Renaissance and the Savonnerie, which was the most prestigious European manufacturing of knotted carpets, with about ninety knots per square inch, often characterised by flowery esplanades, leafy foliage, emblems and framed medallions. Each carpet is tailor-made for the client, so they can belong completely – and uniquely – to them.

 

 

MARZIA BOLLANI

 

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FRANCESCA PINCIROLI

From Botticelli’s Primavera to animal prints

The déco vocation of mosaics

A leopard-spotted texture, a vault of pure gold, the beautiful colours of Botticelli’s Primavera or a portrait with pastel tones. Ladies and gentlemen, we are presenting mosaics in all their versatility. We often associate them to the Byzantine period or the splendour of the Palatine chapel in our collective imagination, and, therefore, we think that this is the only way to imagine them, but it is not the case. Mosaics, nowadays, outline vegetables on cool kitchen floors, they unleash polychromatic butterflies and create cobblestone paths that fuse with Venetian varnish and terracotta. It is a versatility, that in the hands of Francesca Pinciroli becomes art. An applied art, not only in collaboration with the Friulian Masters from the school of Spilimbergo, but as an individual artist capable of transforming an environment by using - instead of a paintbrush or fabric - the magic of irregular little tiles made of marble, stone, glass, gold leaf and Venetian varnishes, which are produced in crucibles and are broken up into little fragments. From Villa Olivetta in Portofino to Villa Certosa in Porto Cervo, from the coat of arms of Italian communes to the vegetable lianas outlined on the pavement of a private kitchen; Francesca’s hands and vision create worlds where mosaics become both the word and the aesthetic lexicon. Francesca discovered the decorative power of mosaics when she was attending the Brera Academy and she has never looked back since.

From the walls (and the pavements and ceilings) to the small pure gold tiles of Villa Olivetta by Dolce&Gabbana in Portofino, to the fluctuating butterflies in the rooms of Berlusconi’s Villa Certosa in Sardinia with the dense-coloured and palpable miscellanea and from Botticelli’s Primavera created for a Russian millionaire in Paris to a table with leopard spots that are so perfect they seem real, Francesca is able to demonstrate that the word “mosaic” should be reconsidered and updated.

She reveals that the word mosaic opens an infinite curtain of reversible beauty onto an optical terrace, as can be seen in the representation of a face that is so perfect that it seems a painting. Francesca achieved this level thanks to many years of technical studies combined with her natural artistic vocation. She knows every passage of this world, since she started laying the foundations to perfect progress and shadowing techniques in order to harmonise the unevenness of stone. With the same level of confidence, Pinciroli can create the decorativism of n.10 in Corso Como, the coat of arms of the Monselice Commune or the insides of a Jacuzzi with Hellenic chromatics and symbolisms. At the Salotto di Milano, Pinciroli created a bathroom with white Botticino cobblestones which features a sliver of dark brown vitreous Bisazza, with butter-coloured clay flowers, that contrast with the terracotta walls and which demonstrates that artist and architect can create the necessary symbiosis to produce innovation. The reversal technique on paper, using vitreous pastes, is at the base of the creation of the spotted table, created in Siena-yellow marble and Marquinia-black and which is so realistic that it looks like it has been photographed and reproduced. The marble, alongside the thousands of shades of brown and the bright yellows gives life to a digression on the animal print theme as can be seen with the zebra prints featuring white-contoured spots.

BEDDING ATELIER

Bedding Atelier’s sartorial sofas

Sottsass, English architects and the love for customers

Fabrizio Bugiani began dealing with sofas when Europe still had customs and borders. Yet, as the son of a tailor and clarinet player, measurements and poetry have been a fundamental part of his upbringing. This is the reason why his company has never created anything ordinary.

From the Flying Carpet conceived with Ettore Sottsass, which went down in history for its originality and irreverence and which only sold a few hundred copies worldwide, to the capitonné that used rubber instead of horsehair; to the armchairs similar to those of the Queen of Holland but in the form of a rocking chair, all the way to the Zana model by Carlo de Carli, recently presented at the Salone del Mobile. Bugiani says: “De Carli always used to quote the beautiful theory of the unfinished, and he used to say that you need to make something that the client can put their hands on and, at the same time, finish the artwork with a personal touch, otherwise they will never feel it belongs to them. He began creating sofas with his hands, there in the company, and he knew how to build every single part and, above all else, he knew how to listen to his clients”.

Just like that, after the prowess of English architects exemplified by the Peckham armchair by Charles and Jane Dillon, after the work at the Triennale of Milan and after following national icons like Andrea Branzi and Clino Castelli, Fabrizio Bugiani began working as a creator of his own products based on his oceanic experience and a strict conviction: those who listen to the market and its real necessities will be the true winners. From that very creative determination the ideas for new materials were born as was the case with the Dacron, which still constituted an unknown name at that time, as the sector was predominantly characterised by horsehair features. The extreme specialisation was the viaticum that led him to conceiving structures for yachts over 100 metres in length capable of passing through a door to then be rebuilt with extreme ease once the threshold had been crossed. The gallery of fabrics is, however, the authentic soul of Atelier Bedding because it ensures that the client fulfils an act of fantasy, guided by the perfection of the shapes.

HEBANON

Trees, hands and digital technology: Hebanon’s secrets

Rosewood, rio, bois de violette: there are more than 50 types of wood in the archive. They are aged for a decade and then treated like mosaics, inlays, sculptures and panels, following the codes of a technique that dates back to the Kingdom of the two Sicilies, but which has adopted the best practices of cabinetry to graft them onto a fabric made from digital technology, in a 10.000 square metre production plant.

The Basile family has been dedicated to cabinetry since 1830. This means that it has an archive of exotic essences, which come from all over the world, and they carry out procedures such as listening to the sound produced by wood with a little hammer (following the teachings of ancient masters) and then transpose them onto present day technology, to give life to furniture with a contemporary twist.

Hebanon has taken the secrets of cabinetry art and has enriched them by making them contemporary. The furniture comes in a “turnkey solution” and every object translates into a visual, tactile and sensorial experience thanks to two things: the hands of the experts and 3D technology, and the possibility of using all RAL colours and 1500 NCS colours. Corals, hard stones, horn, mother pearl, Corian, Fenix, Krillon and Slim Stone: the tactile alchemy is infinite.

Yet, what do cabinetmakers exactly do? They create a small work of art inside a piece of furniture! Hebanon is a technological cabinetry, which respects the environment and has a history, which includes the building of carriages for the first railway in Italy in 1836, the restoration of wooden objects from the Sanctuary of Pompeii, the seating for the San Carlo Theatre in Naples, and the furnishing for many villas belonging to Italian nobility.

Nowadays, it is capable of creating an out-of-the-ordinary living experience. “We’re not talking about simple furniture but rather anchors and works of art in which it is possible to immerse and identify yourself but also ones that you can hold onto and take cover in, to make life more serene and comfortable: a place where people can say “this is my home”.

PRANDINA

Nanotechnologies and the art of glass

This is how the metaphysical Prandina lamps are born

Crystal souls that appear suspended in mid-air, irradiated by a vibrant and soft, yet dense and opaline light. Prandina’s Driver looks like a cylinder, which hosts lots of little bright pistons.

On the outside, the crystal protects and, on the inside, the opaline hand-blown glass spreads the light, following the design concept created by the Belgian designers, Serge and Robert Cornelissen. Prandina is art, technology and design all at once.

Prandina reflects the soul of its founder, Sergio Prandina, an artist and visionary, capable of taking the traditions of glass blowing - belonging to the Italian Veneto region - and completely modernising them, by maintaining their magic whilst introducing them to deeply contemporary objects.

In this interaction, glass plays with metal, which is also re-modulated with chromatics, with brass galvanic interactions and with the minimalism of black and opaque white shades of colour. This is how the Gong was born, whose glass is hand-blown, hand engraved, and “metallised” thanks to a technology known as sputtering, also used in the automotive sector, where, thanks to a cathodic powdering process, energetic particles are deposited on the surface in the form of ions.

The effect is that of a coloured, yet semi-transparent crystal, which covers the outside but also allows you to see inside. Even Luisa, conceived in the Gauzak studio in Barcelona, hosts a metal with different gradients in its unmistakably geometrical hand-blown glass soul. The gradients include white for the fusion with the glossy crystal and brass to create the contrast with the metallised burnishing. The result is achieved in such a way that everything fuses together harmoniously.

Here, the most established practices of craftsmanship come together with the pragmatism of an industry, which exports in over 50 countries around the world and works with prestigious chains such as the Hilton, Marriott, Radisson, and with great banks and multinational companies. At the head of the technical department we find Marco Prandina, Sergio’s son.

The feeling when entering the Prandina world is that of a “functional dream”. This is well-represented by Bima, the wall lamp with a metallic structure and a USB port designed by Filippo Protasoni.

ATHISON

It is a freezing early winter morning, and, at ‘The Salotto di Milano’ - prestigious location dedicated to luxury - we are meeting with Leinuo Zhang, who is originally from China but is now an Italian citizen, and, to be more precise, a certified Milanese. He is dressed in a kimono from the “Dolce&Gabbana Haute Couture” collection and is accompanied by one of his incredibly loyal and inseparable friends, a Chihuahua, on a mink leash belonging to the luxury dog collection, created by him. Leinuo, has a great passion for art, especially for African art, which he believes to be the most interesting – because it is ancient and uncontaminated – and, which, according to him, is the form of art that has significantly influenced all other artistic forms. This is why he never loses out on an occasion to participate in auctions at Sotheby’s or Christie’s, to gain exclusive access to the most particular works of art, in an ever-spasmodic search for uniqueness and beauty in all its forms; Leinuo dedicates all his precious time to giving life to his creativity.

Born in a family with great cultural and artistic traditions, his family collects from antique chinse art to the masterwork of contemporary art from Pablo Picasso and other artists of the same calibre as a passion and this has allowed him to learn how to appreciate art and recognise its most profound value. He also deals with Interior Design, furnishing homes, castles and period villas, and, in addition to having a natural propension for good taste, he nurtures a particular passion for ancient furniture, which he blends into his furnishing with more modern and designer items, creating a fluidity and a balance in his environments, which reflect his great talent for interpreting an entirely-personal vision of a unique form of luxury. Fashion, design and art are the passions that guide his modus vivendi, his vision of luxury, and of how it should be adapted and experienced, as more than an influencer, more than an insider and more than a trend setter. Leinuo has turned his own passions into a profession and into an authentic lifestyle: a natural propension for beauty, which he interprets magnificently and that he also projects onto the care for his mind, which he nurtures with all kinds of reading, ranging from literary works of art to fashion magazines, whilst dedicating a large part of his free time to the wellbeing of his body by training every day at the gym. Leinuo has been able to maintain his own rigorous, traditional Chinese philosophy and adapt it to an Italo-European one; the fact he lives in Milan has helped him integrate and distinguish himself in a highly competitive and rapid society, turning him into a man of success, with an entirely unique vision for luxury and beauty.

Final destination art.

Nanotechnologies and the art of glass

This is how the metaphysical Prandina lamps are born

Crystal souls that appear suspended in mid-air, irradiated by a vibrant and soft, yet dense and opaline light. Prandina’s Driver looks like a cylinder, which hosts lots of little bright pistons. On the outside, the crystal protects and, on the inside, the opaline hand-blown glass spreads the light, following the design concept created by the Belgian designers, Serge and Robert Cornelissen. Prandina is art, technology and design all at once. Prandina reflects the soul of its founder, Sergio Prandina, an artist and visionary, capable of taking the traditions of glass blowing - belonging to the Italian Veneto region - and completely modernising them, by maintaining their magic whilst introducing them to deeply contemporary objects. In this interaction, glass plays with metal, which is also re-modulated with chromatics, with brass galvanic interactions and with the minimalism of black and opaque white shades of colour. This is how the Gong was born, whose glass is hand-blown, hand engraved, and “metallised” thanks to a technology known as sputtering, also used in the automotive sector, where, thanks to a cathodic powdering process, energetic particles are deposited on the surface in the form of ions. The effect is that of a coloured, yet semi-transparent crystal, which covers the outside but also allows you to see inside. Even Luisa, conceived in the Gauzak studio in Barcelona, hosts a metal with different gradients in its unmistakably geometrical hand-blown glass soul. The gradients include white for the fusion with the glossy crystal and brass to create the contrast with the metallised burnishing. The result is achieved in such a way that everything fuses together harmoniously. Here, the most established practices of craftsmanship come together with the pragmatism of an industry, which exports in over 50 countries around the world and works with prestigious chains such as the Hilton, Marriott, Radisson, and with great banks and multinational companies. At the head of the technical department we find Marco Prandina, Sergio’s son. The feeling when entering the Prandina world is that of a “functional dream”. This is well-represented by Bima, the wall lamp with a metallic structure and a USB port designed by Filippo Protasoni.

The power of colour and the pop-style horn

 (Pop Horn and Colour Power by Federica Rettore)

Come, I’ll tell you a story.

Actually, the story will be illustrated by the large purple tanzanite stones bridled by golden grids that intertwine like vine shoots, by the mabé pearls captured by the sandy consistency of a golden sea urchin and by the horn petals from which pistils of brown rice-cut diamonds emerge. Every piece by Federica Rettore is a journey, which pursues the route of fantasy but follows the tracks of the perfect technique. After focusing on sculptures at NABA, which she developed with very large objects, she then passed onto the meticulousness of jewellery with Davide de Paoli and Misani.

But how is it possible to design a jewel if you don’t know every single passage of its genesis?

Federica got to experience all the passages: first the threading, then the cleaning, then the procedures using lost-wax, the trip to the banquet and finally the fusions all for a total of two years. Lastly, she even managed the style department for Gucci’s jewellery products before finally embarking on her personal journey. At that point, after having considered every step of the chain, her creative vein emerged, which gains inspiration from nature, esoterism, and the magic of materials interpreted by fusing together the prestige of diamonds, emeralds, extremely pure hard stones and gold, with less traditional elements such as horns, jasper, resins, titanium and steel. It is an art which is appreciated by the American public, so much so that it opened the doors both to department stores like Barney’s, Bergdorf Goodman’s, Neiman Marcus and the independent stores present in the most important cities and Resorts like Amareès, Marissacollections and Maxfield.

Her collections are atypical, and they allow for the pureness of colour to emerge as it favours the spiritual and energetic impact of the shades of blue and emerald, which are capable of activating the chakras connected to the heart, the respiration and communication. The deep jewellery culture is evident in the researched items such as the doublette or triplette from the Forties that are pervaded by 18k rose gold; the briole-cut emeralds, which converge towards the pendant upheld by a small, flamed, titanium ductile support and the Cartier-inspired horn bracelets, which constitute tracks of milky quartz and mother pearl, capable of irradiating light with the complicity of gold. It is a distilled alchemy on the basis of a profound knowledge. With an experimental vocation, which was born from curiosity, passion and respect for nature. An example? The PopHorn bracelets, made from small polychrome tiles created with the scraps of materials and interrupted, now and then, by golden loops. Lightness and density alternate, allowing for the watermelon tourmaline, the extremely pure citrines, the intense greens and the deep blues to stand out.

Federica calls them jewels for the soul; with an ability to not only award beauty, but also beneficial energies.

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