Italian

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FRANCESCA PINCIROLI

Un “cavallo pazzo” come specchio del mondo

Crazy, nell’accezione più positiva che esista. Creativo, libero, non conforme ai luoghi comuni. Crazy horse, il cavallino “pazzo” e artistico di Francesca Pinciroli è un’estensione della personalità. Un codice esistenziale che si trasforma seguendo il fluire della fantasia e dell’ispirazione: talora punk, a volte new romantic, minimalista, prezioso, pop. “Ogni volta che ne vendo uno saluto una parte di me” dice l’artefice, che lo ha ideato come si crea un archetipo. Stilizzandolo a due zampe, con l’arco a volta della pancia modulato sulla forma di un barattolo vuoto di vernice, casualmente, mentre lo stava lavorando. “È uscito dalla mia anima prima che dal cuore e dalla fantasia”. È uscito, aggiungeremmo noi, dalla capacità creativa di una mosaicista che alle spalle ha l’Accademia di Belle Arti e un flusso di bellezza che le scorre nel sangue. Ogni cavallino è unico, realizzato di base  con argilla refrattaria bianca (qualche volta rossa) per accogliere qualsiasi tipo di colore in modo puro, cotto in forno a 980 gradi, smaltato e poi rimesso in forno per essere pronto ad affrontare il mondo.

Ed è lì, sul colore, sul decoro della criniera, che nasce “cavallo pazzo”. Perché a definirne la natura vengono chiamate le cristalline colorate, i colori a spruzzo, le tessere di mosaico, la madreperla, le pietre dure, persino la foglia d’oro. La sua genesi è stata punk, con borchie al posto della criniera e coda rock. Messo a confronto con quello  da rivista teatrale, con piumaggi e piccole sfere di quarzite, rende quella visione del mondo che l’arte sa frammentare il mille rivoli, tutti con la loro razionale, folle, lucida spiegazione che affonda nei meandri dell’estro e dell’inconscio. Come se da un territorio vergine nascesse ogni volta un paesaggio diverso. Uguali nella genesi, creati con due valve di gesso con il calco della forma che viene riempito di argilla. Quando l’archetipo esce dal suo guscio, è pronto per prendere le sembianze che più corrispondono all’anima dell’artefice in quel momento. Può scegliere il nitore della madreperla, il vigore di una borchia, il colore intenso del lapislazzulo, l’ironia di una piuma, la lucidità dello smalto. Può abdicare alla coda come l’esemplare in foglia d’oro, con la smaltatura azzurra sulle zampe. Come ogni oggetto d’arte, dice tanto dell’anima di chi lo fa ma ancora di più rivela il mondo interiore di chi lo sceglie.

BEDDING ATELIER

TI DIVANI SARTORIALI DI BEDDING ATELIER

Fra Sottsass, gli architetti inglesi e l’amore per il cliente

Fabrizio Bugiani ha iniziato a occuparsi di divani quando l’Europa aveva ancora dogane e frontiere. Ma essendo nato da un padre sarto e suonatore di clarinetto, metro e poesia erano parte della sua forma mentis. Per questo la sua azienda non ha mai realizzato nulla che fosse ordinario. Dal Tappeto volante concepito con Ettore Sottsass, di cui furono vendute solo poche centinaia di esemplari ma che passò alla storia per originalità e irriverenza, al capitonné che in luogo del crine usava la gomma; dalle poltrone simili a quelle della Regina d’Olanda ma concepite a dondolo al modello Zana di Carlo de Carli, recentemente riportato al Salone del Mobile. “De Carli mi citava sempre la meravigliosa teoria del non finito – ricorda Bugiani- diceva che devi fare qualcosa dove il cliente possa mettere le mani e chiudere l’opera con un tocco personale o non la sentirà mai completamente sua. Si mise a costruire i divani con le sue mani, lí in azienda, sapeva comporne ogni parte e soprattutto sapeva ascoltare il committente”. E così, dopo le prodezze di architetti inglesi come la poltron Peckham di Charles e Jane Dillon, dopo i lavori in Triennale, dopo icone nazionali come Andrea Branzi e Clino Castelli, Fabrizio Bugiani ha iniziato a cimentarsi come artefice dei propri prodotti sulla base di un’esperienza oceanica e di una convinzione ferrea: che vince chi ascolta il mercato e le sue reali esigenze. Da quella determinazione creativa nacquero le idee per materiali nuovi, per quel Dacron che ancora costituiva un nome sconosciuto in periodi che vedevano protagonista il crine. La specializzazione estrema è stata il viatico che ha portato a concepire strutture per yacht di oltre 100 metri, capaci di passare da una porta per poi essere rimontate con estrema facilità una volta varcata la soglia. La galleria dei tessuti è la vera anima di Bedding Atelier perché è il che il cliente compie un vero atto di fantasia, guidato dalla perfezione delle forme.

HEBANON

Trees, hands and digital technology: Hebanon’s secrets

Rosewood, rio, bois de violette: there are more than 50 types of wood in the archive. They are aged for a decade and then treated like mosaics, inlays, sculptures and panels, following the codes of a technique that dates back to the Kingdom of the two Sicilies, but which has adopted the best practices of cabinetry to graft them onto a fabric made from digital technology, in a 10.000 square metre production plant.

The Basile family has been dedicated to cabinetry since 1830. This means that it has an archive of exotic essences, which come from all over the world, and they carry out procedures such as listening to the sound produced by wood with a little hammer (following the teachings of ancient masters) and then transpose them onto present day technology, to give life to furniture with a contemporary twist.

Hebanon has taken the secrets of cabinetry art and has enriched them by making them contemporary. The furniture comes in a “turnkey solution” and every object translates into a visual, tactile and sensorial experience thanks to two things: the hands of the experts and 3D technology, and the possibility of using all RAL colours and 1500 NCS colours. Corals, hard stones, horn, mother pearl, Corian, Fenix, Krillon and Slim Stone: the tactile alchemy is infinite.

Yet, what do cabinetmakers exactly do? They create a small work of art inside a piece of furniture! Hebanon is a technological cabinetry, which respects the environment and has a history, which includes the building of carriages for the first railway in Italy in 1836, the restoration of wooden objects from the Sanctuary of Pompeii, the seating for the San Carlo Theatre in Naples, and the furnishing for many villas belonging to Italian nobility.

Nowadays, it is capable of creating an out-of-the-ordinary living experience. “We’re not talking about simple furniture but rather anchors and works of art in which it is possible to immerse and identify yourself but also ones that you can hold onto and take cover in, to make life more serene and comfortable: a place where people can say “this is my home”.

PRANDINA

Nanotechnologies and the art of glass

This is how the metaphysical Prandina lamps are born

Crystal souls that appear suspended in mid-air, irradiated by a vibrant and soft, yet dense and opaline light. Prandina’s Driver looks like a cylinder, which hosts lots of little bright pistons.

On the outside, the crystal protects and, on the inside, the opaline hand-blown glass spreads the light, following the design concept created by the Belgian designers, Serge and Robert Cornelissen. Prandina is art, technology and design all at once.

Prandina reflects the soul of its founder, Sergio Prandina, an artist and visionary, capable of taking the traditions of glass blowing - belonging to the Italian Veneto region - and completely modernising them, by maintaining their magic whilst introducing them to deeply contemporary objects.

In this interaction, glass plays with metal, which is also re-modulated with chromatics, with brass galvanic interactions and with the minimalism of black and opaque white shades of colour. This is how the Gong was born, whose glass is hand-blown, hand engraved, and “metallised” thanks to a technology known as sputtering, also used in the automotive sector, where, thanks to a cathodic powdering process, energetic particles are deposited on the surface in the form of ions.

The effect is that of a coloured, yet semi-transparent crystal, which covers the outside but also allows you to see inside. Even Luisa, conceived in the Gauzak studio in Barcelona, hosts a metal with different gradients in its unmistakably geometrical hand-blown glass soul. The gradients include white for the fusion with the glossy crystal and brass to create the contrast with the metallised burnishing. The result is achieved in such a way that everything fuses together harmoniously.

Here, the most established practices of craftsmanship come together with the pragmatism of an industry, which exports in over 50 countries around the world and works with prestigious chains such as the Hilton, Marriott, Radisson, and with great banks and multinational companies. At the head of the technical department we find Marco Prandina, Sergio’s son.

The feeling when entering the Prandina world is that of a “functional dream”. This is well-represented by Bima, the wall lamp with a metallic structure and a USB port designed by Filippo Protasoni.

ATHISON

Cuoio, rame, jacquard a 1056 fili

La magia degli intrecci nelle borse di Athison

Il cuoio tinto ad acqua, totalmente in vegetale.  Il filo di rame duttile e persistente.

Insieme, con una tecnica di intreccio che nasce nel 1913 e sperimenta ogni tipologia di pattern grazie a decine di telai customizzati, sparsi su 8.000 metri quadri di impianti produttivi.

La borse di Athison vengono da lontano.

Totally made in Italy, qui non è un modo di dire. Significa un secolo di manifattura che parte dalle corde per le navi, passa per le stringhe, converge sulla prima cintura al mondo in cuoio intrecciato a macchina e prosegue fino ad arrivare al glamour. L’identità di Athison è nei  pannelli intrecciati, dove il binario dei blu, dei marroni bruciati, dei nero lavagna  con le sfumature che virano insieme alla consistenza diversa delle pelli incontra il guizzo degli arancio, dei cerulei, dei giallo mango, dei mattone. Intorno ad essi, si sviluppano bag iconiche dove gli accostamenti cromatici definiscono uno stile preciso: gli arancio vividi sposano i burro, i mango chiamano i ruggine, blu cobalto e verde salvia trovano un’intesa unica, nero e grigio perla si amano da sempre. Un glamour sostenibile, visto che ogni processo di lavorazione è condotto in modo verticale, con attenzione estrema all’impatto ambientale.

I cotoni vengono cerati con l’amido, il cuoio tinto ad acqua con le relative “imperfezioni” e sfumature della pelle, le pelli conciate al vegetale in tannino, senza alcuna sostanza chimica.

Dopo una lunga esperienza al servizio delle principali griffes mondiali, per cui l’azienda titolare del marchio –Manifattura di Domodossola- ha ideato migliaia di intrecci nei  materiali più disparati e con l’apporto di macchinari customizzati dal titolare Giuseppe Polli,  nasce Athison. La possibilità espressiva dei pannelli è pressoché infinita, a partire dagli jacquard a 1056 fili la cui preparazione richiede un giorno intero di lavoro manuale.  Quelli dei secchielli in collezione sono in jeans e lana, utilizzati sia nella parte “dritta” sia a rovescio. Tracolle rigide e  due manici con le ali laterali, battezzte con i nomi di città o luoghi rappresentativi dell’Italia (Venezia, Capri, Siena, Cortina).

L’ultima nata è Stresa: un modello Belle Epoque che si ispira alle pochette ovali, con intarsi che si accoppiano alle pelli in cromatismi come rosa pallido e melanzana, bianco e salvia, mango e blu, arancio vivo e mattone.  Completano la linea borsoni da viaggio e grandi shopping bag in cui l’intreccio rivela tutta la capacità manifatturiera maturata in un secolo di storia. Segno distintivo di Athison, è un simbolo Walser che tratteggia una specie di 4 con doppio tratto orizzontale, posto su uno dei piedini d’appoggio e alla base dei manici: risale al 1400 e veniva utilizzato con scopo benaugurale, per allontanare le energie negative.

Final destination art.

È una mattina gelida dei primi giorni invernali, al “ Il Salotto di Milano” location prestigiosa dedicata al lusso, incontriamo Leinuo Zhang, cinese di origine ma ormai cittadino italiano, anzi per essere precisi, milanese doc. Vestito con un kimono della collezione “ Alta Sartoria Dolce&Gabbana “e accompagnato da uno dei suoi fedelissimi e inseparabili amici, un Chihuahua legato ad un guinzaglio di visone della collezione luxury dog, da lui personalmente creata.

Leinuo, ha una grande passione per l’arte, soprattutto quella africana, che ritiene la più interessante, perché antica e incontaminata, quella che secondo lui ha influenzato in modo importante tutte le altre forme artistiche, per questo non perde occasione di partecipare ad aste di Sotheby’s e Christie’s, per aggiudicarsi in esclusiva le opere più particolari, alla ricerca spasmodica dell’unicità e del bello in tutte le sue sfaccettature, Leinuo dedica tutto il suo preziosissimo tempo a dare forma alla sua creatività. Cresciuto in una famiglia di grandissime tradizioni culturali e artistiche, questa per passione colleziona antichità cinesi e capolavori dell’arte contemporanea come Picasso e altri artisti della stessa rilevanza, questo gli ha permesso imparare ad apprezzare l’arte e riconoscerne il valore più profondo.
Si occupa anche di Interior Design, arredando case, castelli e ville d’epoca, oltre ad avere una naturale propensione al buon gusto, nutre una particolare passione per il mobile antico, che miscela negli arredi con quello moderno e di design, creando una fluidità ed equilibrio di ambienti che rispecchiano il suo gran talento nel interpretare una visione del tutto personale di un lusso unico. Moda, design e arte  sono le passioni che guidano il suo modus vivendi, la sua visione del lusso, di come questo debba essere adattato e vissuto, più di un influencer, più di un addetto ai lavori e più di un trend setter. Leinuo ha fatto delle proprie passioni una professione, uno vero stile di vita, che interpreta magistralmente, questa sua naturale propensione al bello, viene proiettata anche nella cura della mente, nutrendola con letture di ogni genere, spaziando dai capolavoriletterari, ai giornali di moda, dedicando altresì anche buona parte del suo tempo libero, alla cura del corpo allenandosi quotidianamente in palestra.

Leinuo è stato capace di mantenere la propria rigorosa filosofia della tradizione cinese e saperla adattare a quella italo/europea, il suo vivere a Milano lo ha aiutato ad integrarsi e a primeggiare in una società fortemente competitiva e veloce, facendo di lui un uomo di successo, con una visione del lusso e della bellezza del tutto unica. Il primo catalogo d’arte contemporanea immersivo; Leonardo in versione pop su diffusori acustici così sottili da essere unici al mondo. Queste e tante altre meraviglie del made in Italy, raccontate dalla lente di approfondimento del nostro luxury-blog.

La potenza del colore e il corno in versione pop

(Pop Horn e Color Power, by FedericaRettore)

Vieni, ti racconto una storia. Anzi, te la raccontano le grandi tanzaniti viola imbrigliate da reticoli d’oro che si intersecano come tralci di vite. Le perle mabé catturate dalla consistenza sabbiosa di un riccio di mare dorato. I petali di corno da cui scaturiscono pistilli di diamanti brown, taglio riso.

Ogni pezzo di Federica Rettore è un viaggio, che segue la rotta della fantasia ma si muove sul binario di una tecnica perfetta. Scultura presso NABA, sviluppata in ogetti di grandi dimensioni prima di passare alla minuzia della gioielleria con Davide de Paoli e Misani.

Ma come si può disegnare un gioiello se non si conosce ogni singolo passaggio della sua genesi?

Federica li scandisce tutti: prima infilatura, poi pulitura, lavorazioni a cera persa, iter al banchetto, fusioni, per un totale di due anni. Infine, arriva anche a dirigere l’ufficio stile della gioielleria di Gucci, prima di imboccare definitivamente la sua via. A quel punto, dopo aver valicato ogni passo della filiera, scaturisce la vena creativa che attinge dalla natura, dall’esoterismo, dalla magia della materia interpretata unendo il pregio di diamanti, smeraldi, pietre dure purissime, oro a elementi meno consueti come corno, diaspro, resine, titanio, acciaio. Un’arte che entra subito nelle corde degli americani, aprendo le porte di department stores come Barney’s, Bergdorf Goodman, Neiman Marcus e di independent presenti nelle città più importanti e Resort quali Amareès, Marissacollections, Maxfield.

Le sue collezioni sono atipiche, lasciano emergere in toto la purezza del colore che predilige l’impatto spirituale ed energetico dei blu e degli smeraldo, capaci di  attivare i chakra legati al cuore e al respiro oltre la comunicazione. La cultura profonda della gioielleria emerge in pezzi di ricerca come le doublette o triplette anni Quaranta che si lasciano contaminare dall’oro rosa 18k inserito all’interno; dalle fasce di smeraldini briolé che convergono verso un ciondolo  sostenuto da un piccolo traliccio duttile di titanio fiammato; nei bracciali di corno ispirati a disegni di Cartier, che costruiscono binari di quarzo milky e madreperla capaci di irradiare luce con la complicità dell’oro. Un’alchimia, distillata su una base di conoscenza profonda. Con una vocazione sperimentale che nasce dalla curiosità, dalla passione e rispetto per la natura.

Un esempio? I bracciali PopHorn, fatti da piccole tessere policrome create con gli sfridi di materiali e interrotti, ogni tanto, da anse d’oro. Leggerezza e densità si alternano, lasciando emergere le tormaline watermelon, i citrini purissimi, i verdi intensi e i blu profondi. Gioielli per l’anima, li chiama Federica. Con la capacità di donare, oltre alla bellezza, energia benefica.

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Sicily "Treasure Island" has always been contested by everyone.

VERUS is attentive to the stories of its land, after Arabs and Moors draws on the legend of two Norman rulers.

A king and queen, enemies by day, lovers by night. The legend tells of their secret meetings in the moonlight, where only shadows and lights vie for the passion of the two lovers in the dark.

VERUS has caught and interpreted the legend with completely new materials. On the faces of the rulers the darkness becomes black clay.

Gold and silver moonlight.

Thus was born between the folds of the dark and the fire of the Raggi di Luna cooking ovens.

Objects of art in the Third Millennium

Ceramics, bronzes, crystals and the magic of ancient procedures

An entirely hand-made, large mirror made of malachite and lapis-lazuli. A five and a half metre, single piece table with bronze legs and a crystal surface. We’re talking about works of art created in Enea Conforti’s Florentine furnace. It is no coincidence that it’s called “Objects of art” (Oggetti d’arte), because they are all born from an artistic creativity and from ancient creative procedures such as: glass blowing, crystal hand-grinding, bronze chiselling and ceramic painting whilst considering the colour change during the baking process.

Enea Conforti follows in the steps of his father and grandfather, giving continuity to the Artistiche Ceramiche Fiorentine (ACF); the family business founded in the heart of Florence by his grandfather in the first post-war period thanks to his spirit of artist and painter. Later, production expanded, and the company moved to Sesto Fiorentino, redesigning works of art by Sèvres with its classical blue tones. It is a world composed of a shop, a craft, art and manual skills.  The fusing of the bronze, the lost-wax processing, the ancient procedures that involve the use of earth moulds, and the 24karat gold coatings. They are all part of a heritage of invaluable knowledge that Enea Conforti has collected, so as to be able to carry out the entire creative process, from the designing to the technical feasibility. The company develops the project, it completes it with an in-depth understanding of the process and they also make use of a network of laboratories specialised in each of the single procedures. Technology intervenes at times where it is possible, like using laser cuts that substitute the use of a traditional tinsmith, yet, the rest of the work is entirely manual. The objects are created thanks to several expert hands, with a production time that lasts about three months. The designs are engraved, not printed. The ceramics are painted with a process, which is so complex that it is delegated to artisans who are specialised only in that: first, there is a dusting process with a perforated paper mask, which allows the black powder to trace the outlines of the object; then, the painter applies a coat of colour, keeping in consideration the effect of the baking and the alterations produced by the absorption process.

Sometimes three coats of colour are necessary in order to achieve the desired nuances. Yet, there is the certainty that having such an object at home is like having a piece of history, and a prestigious representation of the territory.

Nanotechnologies and the art of glass

This is how the metaphysical Prandina lamps are born

Crystal souls that appear suspended in mid-air, irradiated by a vibrant and soft, yet dense and opaline light. Prandina’s Driver looks like a cylinder, which hosts lots of little bright pistons. On the outside, the crystal protects and, on the inside, the opaline hand-blown glass spreads the light, following the design concept created by the Belgian designers, Serge and Robert Cornelissen. Prandina is art, technology and design all at once. Prandina reflects the soul of its founder, Sergio Prandina, an artist and visionary, capable of taking the traditions of glass blowing - belonging to the Italian Veneto region - and completely modernising them, by maintaining their magic whilst introducing them to deeply contemporary objects. In this interaction, glass plays with metal, which is also re-modulated with chromatics, with brass galvanic interactions and with the minimalism of black and opaque white shades of colour. This is how the Gong was born, whose glass is hand-blown, hand engraved, and “metallised” thanks to a technology known as sputtering, also used in the automotive sector, where, thanks to a cathodic powdering process, energetic particles are deposited on the surface in the form of ions. The effect is that of a coloured, yet semi-transparent crystal, which covers the outside but also allows you to see inside. Even Luisa, conceived in the Gauzak studio in Barcelona, hosts a metal with different gradients in its unmistakably geometrical hand-blown glass soul. The gradients include white for the fusion with the glossy crystal and brass to create the contrast with the metallised burnishing. The result is achieved in such a way that everything fuses together harmoniously. Here, the most established practices of craftsmanship come together with the pragmatism of an industry, which exports in over 50 countries around the world and works with prestigious chains such as the Hilton, Marriott, Radisson, and with great banks and multinational companies. At the head of the technical department we find Marco Prandina, Sergio’s son. The feeling when entering the Prandina world is that of a “functional dream”. This is well-represented by Bima, the wall lamp with a metallic structure and a USB port designed by Filippo Protasoni.

It is a freezing early winter morning, and, at ‘The Salotto di Milano’ - prestigious location dedicated to luxury - we are meeting with Leinuo Zhang, who is originally from China but is now an Italian citizen, and, to be more precise, a certified Milanese. He is dressed in a kimono from the “Dolce&Gabbana Haute Couture” collection and is accompanied by one of his incredibly loyal and inseparable friends, a Chihuahua, on a mink leash belonging to the luxury dog collection, created by him. Leinuo, has a great passion for art, especially for African art, which he believes to be the most interesting – because it is ancient and uncontaminated – and, which, according to him, is the form of art that has significantly influenced all other artistic forms. This is why he never loses out on an occasion to participate in auctions at Sotheby’s or Christie’s, to gain exclusive access to the most particular works of art, in an ever-spasmodic search for uniqueness and beauty in all its forms; Leinuo dedicates all his precious time to giving life to his creativity.

Born in a family with great cultural and artistic traditions, his family collects from antique chinse art to the masterwork of contemporary art from Pablo Picasso and other artists of the same calibre as a passion and this has allowed him to learn how to appreciate art and recognise its most profound value. He also deals with Interior Design, furnishing homes, castles and period villas, and, in addition to having a natural propension for good taste, he nurtures a particular passion for ancient furniture, which he blends into his furnishing with more modern and designer items, creating a fluidity and a balance in his environments, which reflect his great talent for interpreting an entirely-personal vision of a unique form of luxury. Fashion, design and art are the passions that guide his modus vivendi, his vision of luxury, and of how it should be adapted and experienced, as more than an influencer, more than an insider and more than a trend setter. Leinuo has turned his own passions into a profession and into an authentic lifestyle: a natural propension for beauty, which he interprets magnificently and that he also projects onto the care for his mind, which he nurtures with all kinds of reading, ranging from literary works of art to fashion magazines, whilst dedicating a large part of his free time to the wellbeing of his body by training every day at the gym. Leinuo has been able to maintain his own rigorous, traditional Chinese philosophy and adapt it to an Italo-European one; the fact he lives in Milan has helped him integrate and distinguish himself in a highly competitive and rapid society, turning him into a man of success, with an entirely unique vision for luxury and beauty.

The power of colour and the pop-style horn

 (Pop Horn and Colour Power, by FedericaRettore)

Come, I’ll tell you a story.

Actually, the story will be illustrated by the large purple tanzanite stones bridled by golden grids that intertwine like vine shoots, by the mabé pearls captured by the sandy consistency of a golden sea urchin and by the horn petals from which pistils of brown rice-cut diamonds emerge. Every piece by Federica Rettore is a journey, which pursues the route of fantasy but follows the tracks of the perfect technique. After focusing on sculptures at NABA, which she developed with very large objects, she then passed onto the meticulousness of jewellery with Davide de Paoli and Misani.

But how is it possible to design a jewel if you don’t know every single passage of its genesis?

Federica got to experience all the passages: first the threading, then the cleaning, then the procedures using lost-wax, the trip to the banquet and finally the fusions all for a total of two years. Lastly, she even managed the style department for Gucci’s jewellery products before finally embarking on her personal journey. At that point, after having considered every step of the chain, her creative vein emerged, which gains inspiration from nature, esoterism, and the magic of materials interpreted by fusing together the prestige of diamonds, emeralds, extremely pure hard stones and gold, with less traditional elements such as horns, jasper, resins, titanium and steel. It is an art which is appreciated by the American public, so much so that it opened the doors both to department stores like Barney’s, Bergdorf Goodman’s, Neiman Marcus and the independent stores present in the most important cities and Resorts like Amareès, Marissacollections and Maxfield.

Her collections are atypical, and they allow for the pureness of colour to emerge as it favours the spiritual and energetic impact of the shades of blue and emerald, which are capable of activating the chakras connected to the heart, the respiration and communication. The deep jewellery culture is evident in the researched items such as the doublette or triplette from the Forties that are pervaded by 18k rose gold; the briole-cut emeralds, which converge towards the pendant upheld by a small, flamed, titanium ductile support and the Cartier-inspired horn bracelets, which constitute tracks of milky quartz and mother pearl, capable of irradiating light with the complicity of gold. It is a distilled alchemy on the basis of a profound knowledge. With an experimental vocation, which was born from curiosity, passion and respect for nature. An example? The PopHorn bracelets, made from small polychrome tiles created with the scraps of materials and interrupted, now and then, by golden loops. Lightness and density alternate, allowing for the watermelon tourmaline, the extremely pure citrines, the intense greens and the deep blues to stand out.

Federica calls them jewels for the soul; with an ability to not only award beauty, but also beneficial energies.

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