ITALIAN Tales

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PRANDINA

Le nanotecnologie e l’arte del vetro

Così, nascono le lampade metafisiche di Prandina

Anime di cristallo che sembrano sospese nel vuoto, irradiate da una luce densa e opalina, vibrante eppure soffusa.  La Diver di Prandina sembra un cilindro che ospita piccoli stantuffi luminosi. All’esterno il cristallo custodisce, all’interno il vetro soffiato opalino diffonde la luce, seguendo il concetto di design creato dai designer belgi  Serge e Robert Cornelissen. Prandina è arte, tecnologia e design. Insieme. Riflette l’anima del suo fondatore, Sergio Prandina, artista, visionario, capace di prendere la tradizione del vetro soffiato tipica del Veneto e modernizzarla completamente, mantenendo la sua magia ma innestandola  in oggetti profondamente contemporanei. Dove il vetro gioca con il metallo, anch’esso rimodulato con le cromature, con le galvaniche d’ottone, con il minimalismo del nero e del bianco opaco. Così nascono la Gong, il cui vetro è soffiato a bocca, inciso a mano e “metallizzato” grazie a una tecnologia detta sputtering, utilizzata anche nell’automotive, dove una sorta di polverizzazione catodica deposita le particelle energetiche sulla superficie sotto forma di ioni. L’effetto è quello di avere un cristallo colorato eppure semi trasparente, che copre ma ti consente di vedere all’interno. Anche Luisa, concepita dallo studio Gauzak di Barcellona ospita nell’anima di vetro soffiato dalla geometria inconfondibile il metallo in diversi gradienti: bianco per fondersi con il cristallo glossy, ottone per creare contrasto con la brunitura metallizzata e via così, in un mondo dove ogni parte si fonde armoniosamente con l’altra. Qui si uniscono  i processi più radicati dell’artigianato con il pragmatismo di un’industria che esporta in oltre 50 paesi del mondo e lavora con catene quali Hilton, Marriott, Radisson, con grandi banche e multinazionali. A capo dell’ufficio tecnico c’è Marco Prandina, figlio di Sergio. L’effetto, entrando nel mondo Prandina, è quello di un “sogno funzionale”. Ben espresso dalla Bima, lampada da parete con struttura metallica e innesto per chiavetta Usb progettata da Filippo Protasoni.

HEBANON

L’evoluzione del legno trasformato in arte

Alberi,  mani e  tecnologia digitale : i segreti di Hebanon

Palissandro, rio, bois de violette: oltre 50 tipi di legno archiviati, invecchiati per un decennio e poi lavorati come mosaici, intarsi, sculture, pannelli, seguendo i codici di una tecnica che risale al Regno delle due Sicilie. Ma che ha preso le migliori prassi dell’ebanisteria per innestarle su un tessuto fatto di tecnologia digitale, un parco macchine di 10.000 metri quadri. La famiglia Basile si dedica all’ebanisteria  dal 1830. Ciò significa che ha un archivio di essenze esotiche provenienti da tutto il mondo, segue  prassi come ascoltare il suono emesso dal legno con un martelletto  seguendo gli insegnamenti degli antichi maestri e li riporta  sulla tecnologia attuale per dare vita a mobili con un guizzo contemporaneo.  Hebanon ha preso i segreti dell’arte ebanista e li ha arricchiti, rendendoli contemporanei. Gli arredi sono “chiavi in mano” e ogni oggetto  si traduce in esperienza visiva, tattile, sensoriale grazie a due cose: le mani degli esperti e tecnologie in 3d, la possibilità di utilizzare tutti i colori Ral e 1500 colori NCS. Coralli, pietre dure, corno, madreperla, Corian, Fenix, Krillon, Pietra Sottile: l’alchimia materica è infinita. In sostanza cosa fa un ebanista? Crea una piccola opera d’arte dentro un mobile! Hebanon è un’ebanisteria tecnologica, rispettosa dell’ambiente, con una storia che la ha portata a costruire le carrozze della prima ferrovia d'Italia nel 1836, il restauro degli oggetti lignei del Santuario di Pompei e delle sedute del Teatro San Carlo di Napoli, l'arredamento di molte ville della nobiltà italiana. Ora, è in grado di creare un living differente dal consueto.  “Non semplici arredi ma ancore, opere d’arte in cui immergersi ed in cui identificarsi, aggrapparsi e ripararsi per rendere la propria vita più serena e confortevole: un luogo in cui dire "questa è la mia casa".

ATHISON

Cuoio, rame, jacquard a 1056 fili

La magia degli intrecci nelle borse di Athison

 

Il cuoio tinto ad acqua, totalmente in vegetale.

Il filo di rame duttile e persistente.

Insieme, con una tecnica di intreccio che nasce nel 1913 e sperimenta ogni tipologia di pattern grazie a decine di telai customizzati, sparsi su 8.000 metri quadri di impianti produttivi.

La borse di Athison vengono da lontano.

Totally made in Italy, qui non è un modo di dire. Significa un secolo di manifattura che parte dalle corde per le navi, passa per le stringhe, converge sulla prima cintura al mondo in cuoio intrecciato a macchina e prosegue fino ad arrivare al glamour.

L’identità di Athison è nei  pannelli intrecciati, dove il binario dei blu, dei marroni bruciati, dei nero lavagna  con le sfumature che virano insieme alla consistenza diversa delle pelli incontra il guizzo degli arancio, dei cerulei, dei giallo mango, dei mattone.

Intorno ad essi, si sviluppano bag iconiche dove gli accostamenti cromatici definiscono uno stile preciso: gli arancio vividi sposano i burro, i mango chiamano i ruggine, blu cobalto e verde salvia trovano un’intesa unica, nero e grigio perla si amano da sempre.

Un glamour sostenibile, visto che ogni processo di lavorazione è condotto in modo verticale, con attenzione estrema all’impatto ambientale.

I cotoni vengono cerati con l’amido, il cuoio tinto ad acqua con le relative “imperfezioni” e sfumature della pelle, le pelli conciate al vegetale in tannino, senza alcuna sostanza chimica.

Dopo una lunga esperienza al servizio delle principali griffes mondiali, per cui l’azienda titolare del marchio –Manifattura di Domodossola- ha ideato migliaia di intrecci nei  materiali più disparati e con l’apporto di macchinari customizzati dal titolare Giuseppe Polli,  nasce Athison.

La possibilità espressiva dei pannelli è pressoché infinita, a partire dagli jacquard a 1056 fili la cui preparazione richiede un giorno intero di lavoro manuale.  Quelli dei secchielli in collezione sono in jeans e lana, utilizzati sia nella parte “dritta” sia a rovescio.

Tracolle rigide e  due manici con le ali laterali, battezzte con i nomi di città o luoghi rappresentativi dell’Italia (Venezia, Capri, Siena, Cortina).

L’ultima nata è Stresa: un modello Belle Epoque che si ispira alle pochette ovali, con intarsi che si accoppiano alle pelli in cromatismi come rosa pallido e melanzana, bianco e salvia, mango e blu, arancio vivo e mattone.

Completano la linea borsoni da viaggio e grandi shopping bag in cui l’intreccio rivela tutta la capacità manifatturiera maturata in un secolo di storia.

Segno distintivo di Athison, è un simbolo Walser che tratteggia una specie di 4 con doppio tratto orizzontale, posto su uno dei piedini d’appoggio e alla base dei manici: risale al 1400 e veniva utilizzato con scopo benaugurale, per allontanare le energie negative.

Final destination art.

È una mattina gelida dei primi giorni invernali, al “ Il Salotto di Milano” location prestigiosa dedicata al lusso, incontriamo Leinuo Zhang, cinese di origine ma ormai cittadino italiano, anzi per essere precisi, milanese doc.
Vestito con un kimono della collezione “ Alta Sartoria Dolce&Gabbana “e accompagnato da uno dei suoi fedelissimi e inseparabili amici, un Chihuahua legato ad un guinzaglio di visone della collezione luxury dog, da lui personalmente creata.
Leinuo, ha una grande passione per l’arte, soprattutto quella africana, che ritiene la più interessante, perché antica e incontaminata, quella che secondo lui ha influenzato in modo importante tutte le altre forme artistiche, per questo non perde occasione di partecipare ad aste di Sotheby’s e Christie’s, per aggiudicarsi in esclusiva le opere più particolari, alla ricerca spasmodica dell’unicità e del bello in tutte le sue sfaccettature, Leinuo dedica tutto il suo preziosissimo tempo a dare forma alla sua creatività.
Cresciuto in una famiglia di grandissime tradizioni culturali e artistiche, questa per passione colleziona antichità cinesi e capolavori dell’arte contemporanea come Picasso e altri artisti della stessa rilevanza, questo gli ha permesso imparare ad apprezzare l’arte e riconoscerne il valore più profondo.
Si occupa anche di Interior Design, arredando case, castelli e ville d’epoca, oltre ad avere una naturale propensione al buon gusto, nutre una particolare passione per il mobile antico, che miscela negli arredi con quello moderno e di design, creando una fluidità ed equilibrio di ambienti che rispecchiano il suo gran talento nel interpretare una visione del tutto personale di un lusso unico.
Moda, design e arte  sono le passioni che guidano il suo modus vivendi, la sua visione del lusso, di come questo debba essere adattato e vissuto, più di un influencer, più di un addetto ai lavori e più di un trend setter. Leinuo ha fatto delle proprie passioni una professione, uno vero stile di vita, che interpreta magistralmente, questa sua naturale propensione al bello, viene proiettata anche nella cura della mente, nutrendola con letture di ogni genere, spaziando dai capolavoriletterari, ai giornali di moda, dedicando altresì anche buona parte del suo tempo libero, alla cura del corpo allenandosi quotidianamente in palestra.

Leinuo è stato capace di mantenere la propria rigorosa filosofia della tradizione cinese e saperla adattare a quella italo/europea, il suo vivere a Milano lo ha aiutato ad integrarsi e a primeggiare in una società fortemente competitiva e veloce, facendo di lui un uomo di successo, con una visione del lusso e della bellezza del tutto unica

Il primo catalogo d’arte contemporanea immersivo; Leonardo in versione pop su diffusori acustici così sottili da essere unici al mondo. Queste e tante altre meraviglie del made in Italy, raccontate dalla lente di approfondimento del nostro luxury-blog.

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Nanotechnologies and the art of glass

This is how the metaphysical Prandina lamps are born

Crystal souls that appear suspended in mid-air, irradiated by a vibrant and soft, yet dense and opaline light. Prandina’s Driver looks like a cylinder, which hosts lots of little bright pistons. On the outside, the crystal protects and, on the inside, the opaline hand-blown glass spreads the light, following the design concept created by the Belgian designers, Serge and Robert Cornelissen. Prandina is art, technology and design all at once. Prandina reflects the soul of its founder, Sergio Prandina, an artist and visionary, capable of taking the traditions of glass blowing - belonging to the Italian Veneto region - and completely modernising them, by maintaining their magic whilst introducing them to deeply contemporary objects. In this interaction, glass plays with metal, which is also re-modulated with chromatics, with brass galvanic interactions and with the minimalism of black and opaque white shades of colour. This is how the Gong was born, whose glass is hand-blown, hand engraved, and “metallised” thanks to a technology known as sputtering, also used in the automotive sector, where, thanks to a cathodic powdering process, energetic particles are deposited on the surface in the form of ions. The effect is that of a coloured, yet semi-transparent crystal, which covers the outside but also allows you to see inside. Even Luisa, conceived in the Gauzak studio in Barcelona, hosts a metal with different gradients in its unmistakably geometrical hand-blown glass soul. The gradients include white for the fusion with the glossy crystal and brass to create the contrast with the metallised burnishing. The result is achieved in such a way that everything fuses together harmoniously. Here, the most established practices of craftsmanship come together with the pragmatism of an industry, which exports in over 50 countries around the world and works with prestigious chains such as the Hilton, Marriott, Radisson, and with great banks and multinational companies. At the head of the technical department we find Marco Prandina, Sergio’s son. The feeling when entering the Prandina world is that of a “functional dream”. This is well-represented by Bima, the wall lamp with a metallic structure and a USB port designed by Filippo Protasoni.

It is a freezing early winter morning, and, at ‘The Salotto di Milano’ - prestigious location dedicated to luxury - we are meeting with Leinuo Zhang, who is originally from China but is now an Italian citizen, and, to be more precise, a certified Milanese. He is dressed in a kimono from the “Dolce&Gabbana Haute Couture” collection and is accompanied by one of his incredibly loyal and inseparable friends, a Chihuahua, on a mink leash belonging to the luxury dog collection, created by him. Leinuo, has a great passion for art, especially for African art, which he believes to be the most interesting – because it is ancient and uncontaminated – and, which, according to him, is the form of art that has significantly influenced all other artistic forms. This is why he never loses out on an occasion to participate in auctions at Sotheby’s or Christie’s, to gain exclusive access to the most particular works of art, in an ever-spasmodic search for uniqueness and beauty in all its forms; Leinuo dedicates all his precious time to giving life to his creativity.

Born in a family with great cultural and artistic traditions, his family collects from antique chinse art to the masterwork of contemporary art from Pablo Picasso and other artists of the same calibre as a passion and this has allowed him to learn how to appreciate art and recognise its most profound value. He also deals with Interior Design, furnishing homes, castles and period villas, and, in addition to having a natural propension for good taste, he nurtures a particular passion for ancient furniture, which he blends into his furnishing with more modern and designer items, creating a fluidity and a balance in his environments, which reflect his great talent for interpreting an entirely-personal vision of a unique form of luxury. Fashion, design and art are the passions that guide his modus vivendi, his vision of luxury, and of how it should be adapted and experienced, as more than an influencer, more than an insider and more than a trend setter. Leinuo has turned his own passions into a profession and into an authentic lifestyle: a natural propension for beauty, which he interprets magnificently and that he also projects onto the care for his mind, which he nurtures with all kinds of reading, ranging from literary works of art to fashion magazines, whilst dedicating a large part of his free time to the wellbeing of his body by training every day at the gym. Leinuo has been able to maintain his own rigorous, traditional Chinese philosophy and adapt it to an Italo-European one; the fact he lives in Milan has helped him integrate and distinguish himself in a highly competitive and rapid society, turning him into a man of success, with an entirely unique vision for luxury and beauty.

The first catalog of immersive contemporary art; Leonardo in pop version on loudspeakers so thin as to be unique in the world. These and many other wonders of Made in Italy, told by the in-depth lens of our luxury blog.

Parliamo di |ATHISON|

Cuoio, rame, jacquard a 1056 fili

La magia degli intrecci nelle borse di Athison

 

Il cuoio tinto ad acqua, totalmente in vegetale.

Il filo di rame duttile e persistente.

Insieme, con una tecnica di intreccio che nasce nel 1913 e sperimenta ogni tipologia di pattern grazie a decine di telai customizzati, sparsi su 8.000 metri quadri di impianti produttivi.

La borse di Athison vengono da lontano.

Totally made in Italy, qui non è un modo di dire. Significa un secolo di manifattura che parte dalle corde per le navi, passa per le stringhe, converge sulla prima cintura al mondo in cuoio intrecciato a macchina e prosegue fino ad arrivare al glamour.

L’identità di Athison è nei  pannelli intrecciati, dove il binario dei blu, dei marroni bruciati, dei nero lavagna  con le sfumature che virano insieme alla consistenza diversa delle pelli incontra il guizzo degli arancio, dei cerulei, dei giallo mango, dei mattone.

Intorno ad essi, si sviluppano bag iconiche dove gli accostamenti cromatici definiscono uno stile preciso: gli arancio vividi sposano i burro, i mango chiamano i ruggine, blu cobalto e verde salvia trovano un’intesa unica, nero e grigio perla si amano da sempre.

Un glamour sostenibile, visto che ogni processo di lavorazione è condotto in modo verticale, con attenzione estrema all’impatto ambientale.

I cotoni vengono cerati con l’amido, il cuoio tinto ad acqua con le relative “imperfezioni” e sfumature della pelle, le pelli conciate al vegetale in tannino, senza alcuna sostanza chimica.

Dopo una lunga esperienza al servizio delle principali griffes mondiali, per cui l’azienda titolare del marchio –Manifattura di Domodossola- ha ideato migliaia di intrecci nei  materiali più disparati e con l’apporto di macchinari customizzati dal titolare Giuseppe Polli,  nasce Athison.

La possibilità espressiva dei pannelli è pressoché infinita, a partire dagli jacquard a 1056 fili la cui preparazione richiede un giorno intero di lavoro manuale.  Quelli dei secchielli in collezione sono in jeans e lana, utilizzati sia nella parte “dritta” sia a rovescio.

Tracolle rigide e  due manici con le ali laterali, battezzte con i nomi di città o luoghi rappresentativi dell’Italia (Venezia, Capri, Siena, Cortina).

L’ultima nata è Stresa: un modello Belle Epoque che si ispira alle pochette ovali, con intarsi che si accoppiano alle pelli in cromatismi come rosa pallido e melanzana, bianco e salvia, mango e blu, arancio vivo e mattone.

Completano la linea borsoni da viaggio e grandi shopping bag in cui l’intreccio rivela tutta la capacità manifatturiera maturata in un secolo di storia.

Segno distintivo di Athison, è un simbolo Walser che tratteggia una specie di 4 con doppio tratto orizzontale, posto su uno dei piedini d’appoggio e alla base dei manici: risale al 1400 e veniva utilizzato con scopo benaugurale, per allontanare le energie negative.

The power of colour and the pop-style horn

 (Pop Horn and Colour Power, by FedericaRettore)

 

Come, I’ll tell you a story.

Actually, the story will be illustrated by the large purple tanzanite stones bridled by golden grids that intertwine like vine shoots, by the mabé pearls captured by the sandy consistency of a golden sea urchin and by the horn petals from which pistils of brown rice-cut diamonds emerge. Every piece by Federica Rettore is a journey, which pursues the route of fantasy but follows the tracks of the perfect technique. After focusing on sculptures at NABA, which she developed with very large objects, she then passed onto the meticulousness of jewellery with Davide de Paoli and Misani.

But how is it possible to design a jewel if you don’t know every single passage of its genesis?

Federica got to experience all the passages: first the threading, then the cleaning, then the procedures using lost-wax, the trip to the banquet and finally the fusions all for a total of two years. Lastly, she even managed the style department for Gucci’s jewellery products before finally embarking on her personal journey. At that point, after having considered every step of the chain, her creative vein emerged, which gains inspiration from nature, esoterism, and the magic of materials interpreted by fusing together the prestige of diamonds, emeralds, extremely pure hard stones and gold, with less traditional elements such as horns, jasper, resins, titanium and steel. It is an art which is appreciated by the American public, so much so that it opened the doors both to department stores like Barney’s, Bergdorf Goodman’s, Neiman Marcus and the independent stores present in the most important cities and Resorts like Amareès, Marissacollections and Maxfield.

Her collections are atypical, and they allow for the pureness of colour to emerge as it favours the spiritual and energetic impact of the shades of blue and emerald, which are capable of activating the chakras connected to the heart, the respiration and communication. The deep jewellery culture is evident in the researched items such as the doublette or triplette from the Forties that are pervaded by 18k rose gold; the briole-cut emeralds, which converge towards the pendant upheld by a small, flamed, titanium ductile support and the Cartier-inspired horn bracelets, which constitute tracks of milky quartz and mother pearl, capable of irradiating light with the complicity of gold. It is a distilled alchemy on the basis of a profound knowledge. With an experimental vocation, which was born from curiosity, passion and respect for nature. An example? The PopHorn bracelets, made from small polychrome tiles created with the scraps of materials and interrupted, now and then, by golden loops. Lightness and density alternate, allowing for the watermelon tourmaline, the extremely pure citrines, the intense greens and the deep blues to stand out.

Federica calls them jewels for the soul; with an ability to not only award beauty, but also beneficial energies.

Leonardo, in versione pop Un artista contemporaneo trasla l’opera del genio in contemporaneità

DAY 1

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